venerdì, marzo 04, 2005


sala da cucina

da dentro la cucina

cucina

subito a destra verso la cucina

Dalla porta d'ingresso

Un giorno prima delle noveequarantasette

Sono vivo!
E’ l’alba e il mio corpo pare non accorgersene. Ieri, dopo una notte d’inferno passata in aeroporto, dove tutto sembrava più freddo e più duro; dopo aver viaggiato altre 2 ore circa su uno di quegli aereoplanini da 20 posti in tutto, stracolmi di uomini (e donne) d’affari ben vestiti, tutti rigorosamente con il portatile acceso sulle ginocchia e alcuni, addirittura, con il cellulare acceso (ve lo giuro!), dove io invece puzzavo da far schifo, avevo voglia di andare al cesso e di mangiare un kilo di pasta giusto per fargli sfregio; dopo aver scoperto che io ero riuscito a partire ma i miei bagagli, inspiegabilmente no: dopo aver scoperto che il professore che dovrebbe farmi da referente qui è partito per l’Italia per circa una settimana (Kazzo, mettersi d’accordo prima no?!); dopo aver scoperto che Jackie, la mia conoscente qui, la mia “proprietaria di casa”, è effettivamente una “ragazzona” nera “intoccabile” (chi vuol capire capisca! Devo ammettere però che è stata gentilissima e mi ha messo subito a mio agio scarrozzandomi a far spese e a vedere un po’ di città); dopo tutto questo… finalmente una piccola gioia: la mia casa.
Essa è distribuita su un unico piano, o meglio, su un unico piano rialzato inquantochè seminata a terra, quasi fosse manto erboso, cresce rigogliosa una moquettes verde-grigia di spessore medio alto soffice al tatto. Come aperta la porta, riconosciuta la vegetazione, alla mia destra si appalesa una stanza di circa 3x4 metri ripiena di utili strumenti per la sopravvivenza umana, e dotata di una immensa finestra tutta sul davanti che, stranamente, non permette di vedere fuori ma dentro l’appartamento istesso: essa è la Cucina Americana. All’interno dello stomaco di questa entità, ritroviamo i primi stereotipi americani, quali l’immenso frigorifero (vuoto), una piccola stanzina dispensa, un forno microonde del 60, e, mitico, il tritarifiuti nel lavandino.
Continuando per il piccolo corridoio dal quale si dipartiva l’ingresso per la cucina, o meglio ancora, sorvolando con abile balzo il parapetto della finta finestra, ci si trova stretti a morsa da un locale 5x4 circa gremito di sedie, divani, tavoli e tavolinetti. Esso è il regno del televisore 30 pollicioni e dell’impianto stereo 5 cd che, con quello dvd-vhs, si contendono il trono di questa stanza, e delle mie future giornate casalinghe…

Per ora basta. Voglio fare una doccia e riuscire a collegare il portatile allo stereo prima di uscire e andare in Università. Mi faccio vivo presto. Romano

giovedì, marzo 03, 2005

Account GMAIL

Non centra nulla con gli USA, ma mi sono appena accorto di avere a disposizione ben 50 inviti per la posta GMAIL.
Informatevi su questo stupendo servizio di GOOGLE e se vi interessa lasciate un post qui con i vostri dati, o scrivetemi direttamente a romolito@gmail.com
Ricordo che il tutto e' AGGRATISSE!!!!!!!!!
Chi volesse, puo' anche chattare in tempo reale con me tramite msn messenger: nickname ROMOLITO, account: romolitoxxx@hotmail.com

noveequarantasette

Ormai la mia vita inizia alle 4 e mezza di mattina. Mi sveglio, mi vesto, accendo il pc che sono riuscito a collegare al megatelevisore con casse stereo incorporate, metto su musica e sveglio il vicinato. Poi mi dirigo in bagno dove epuro il mio corpo dagli Hot-dog e dai muffin ai pinoli miele e cannella e mi doccio. Studio un po' sul mio fantastico puff e poi esco verso le 8. Cammino circa un km per arrivare in ospedale e mi guardo in giro. E' un posto veramente delizioso. Tutte casine basse troppo carine, tutti che vanno a velocita' contenuta, strade semideserte. Stamattina ho anche visto un paio di scoiattoli. Arrivo in ospedale e faccio colazione: caffe' all'amaretto e strawberry cake. Salgo al settimo piano e.... non faccio un kazzo!Per ora mi hanno dato da leggere un libro e degli articoli per lunedi, poi torna il prof e mi faranno sapere.Che lunga quest'attesa...

mercoledì, marzo 02, 2005

Prima notte negli USA

Ciao popolo infame che viaggia a 7 ore di distanza da qui.
So che il sole si prepara a calare da quelle parti, mentre qui sono appena le 10 di mattina, ma vi posso assicurare che le 7 ore guadagnate passando sopra 7 fusi orari me le sarei piacevolmente perse per strada avessi saputo cosa mi sarebbe aspettato...
Tristezza: salgo sull'aereo e scopro che il mio posto e' a sole due file dal cesso, corridoio centrale: praticamente impossibile dormire su un volo tempestato di vecchi senza prostata e giovani donne decisamente bruttine ma dai costumi evidentemente facili vista la cistite che le accompagnava. In pratica il passeggio di via del Corso il sabato pomeriggio.
Tristezza2: accendo il mio bel televisorino a cristalli liquidi ed inserisco la mia cuffietta scoprendo con mio sommo rammarico che non e' stereo ma mono sinistro. Praticamente ho sentito meta' film grazie alla loquacita' di un pirla di Parma che mi parlava nell'orecchio sfornito di audio, pur essendo il suo interlocutore seduto dalla parte opposta alla mia. Per inciso 4 film: Shark Tales (inglese); The Village (italiano ma orripilante); Io, Robot (Italiano ma visto); Collateral (Italiano, unico carino del gruppo)!!!!
14 ore di volo sofferto con atterraggio in un aereoporto (Philadelphia) coperto di bianco.
Recuperate le valige mi trovo davanti ad una poliziotta orientale che, degna del miglior Perry Mason (o Montalbano vista la rudezza di modi e l'evidente passione per la tavola!!!) mi estorce informazioni sul mio conto in banca, sulle mie reali intenzioni di sabotatore e sui miei presunti contatti con la Jihad islamica. Vengo preso e sbattuto insieme a due messicani, un arabo e un rumeno in un ufficio tutto tempestato di armadi a muro in divisa blu che, con mooooolto garbo, mi ripetono tutto l'interrogatorio da capo ed alla fine devono arrendersi: non sono Osama Bin Laden.
Esco, rifaccio il check-in per il volo che dovrebbe portarmi a St. Louis e, non appena finita la fila, scopro che il tempo ha deciso di giocare la sua carta: nevica che Dio la manda e non si parte piu' fino a domattina.
Ringrazio commosso.
Mi adopero per trovare una soluzione e cosi' facendo vago tra il terminal A9 a quello F15, praticamente 2Km di strada a piedi con portatile e zainetto al seguito per scoprire che e' tutto inutile: dovro' trovarmi un pezzo di moquette abbastanza pulita dove crollare e provare a sfangare la notte.
La mattina si riparte: ore 6,20 ora locale salgo sull'aereo strazeppo di uomini d'affari con laptop sulle ginocchia perennemente aperto e cellulare acceso in barba alle disposizioni di sicurezza! Io puzzo, ho sonno, ho fame, devo usare un bagno.
Aspettiamo tutti insieme circa un'ora prima che il nostro volo riceva il permesso di partire e, dopo 2 ore, arrivo a St. Louis... io si, ma le valige no... arriveranno con circa 8 ore di ritardo...
Non crediate che sia solo un bel racconto... Fatti e persone esistono davvero!!!
Puttana la EVA BAGASCIA!!!!