giovedì, aprile 21, 2005


Life is Jazz!

E ho detto tutto!!!

La Casa Bianca...del RE! Elvis Vive!

La data è sbagliata ovviamente... come anche l'ora!

lunedì, aprile 18, 2005

Memphis e Nuova Orleans

Come da copione, la Confraternita Italiana presente a San Luigi dei francesi (St. Louis) si e' adoperata per programmare e, successivamente realizzare, la tanto decantata visita alla casa del Re dei Re (Elvis Presley... e chi credevate?!), e quella al quartiere francese, regno del Mardi Gras della serie "Barely Legal" o di "Girls Gone Wild".
Partenza venerdi pomeriggio, ore 14 circa, da via Pino dell'Ovest (West Pine blvd), sede e residenza della Confraternita. Mezzo di locomozione: una "piccola" berlina (2200 cc... ma qui la media e' sopra ai 3000cc) del '96 messa gentilmente a disposizione da uno dei membri fondatori.
Si va.
Circa 4 ore e mezza di guida con giusto una sosta al Burger King per il pieno di colesterolo e di benza. Arrivo a Memphis in perfetta tabella di marcia. Primo sguardo al motel (terrificante! buchi sulle lenzuola, piscina-palude, asciugamani bianchi...forse nel 1973...) e via fuga in downtown.
Seratina per Beal Street (la San Lorenzo romana) gremita di americanine ubriache e scarsamente vestite, forse stimolate dalla frizzante arietta primaverile. Purtroppo (o per fortuna?!) della compagnia fanno parte anche delle donne che tengono a freno i nostri istinti belligeranti!
Notte: nulla da dichiarare vostro onore, a parte un lieve tasso alcolico, sicuramente inaccettabile per mettersi alla guida!
Mattinata passata nel posto piu' chic (!) d'America: la casa del Re!
Oltre allo schifo dovuto alla simonia (san Elvis protettore del Rock'n'Roll) imperante, devo ammettere che il Re aveva scarso gusto in fatto di arredamento.
Ma la cosa piu' trash e' stata sicuramente la tomba circondata da ghirlande di fiori di plastica, false almeno un terzo rispetto alle persone accorse a "pregare". "Requiescat in pacem"!

Mezzogiorno del sabato, e sbrigata la pratica, si riparte alla volta di New Orleans.
Altre 6 ore di viaggio, altro pranzo al fast food (Taco Bell per la cronaca! Cheap'n'healty sicuramente molto piu' di zio Mac o di del BurgerK), altro pieno alla Shell.
L'ambiente attorno a noi cambia radicalmente: la pianura lascia il posto a belle foreste e a paludi ricche di vegetazione. Le abitazioni paiono piu' povere rispetto al Mid West, ma l'orgoglio della razza nera si fa piu' forte, ed ogni tanto si avvista qualche bandiera arancione crociata d'azzurro residuato della guerra di secessione. Buon vecchio Generale Lee.
Stavolta l'albergo e' stato scelto con cura: 5 traverse (che qui si chiamano "blocchi") dal quartiere francese, colazione in camera, piscina sul tetto.
Arrivo, doccia, caffe' e siamo di nuovo in pista.
La gente inizia ad arrivare gia' verso le 8 e si riversa in strada quasi fosse Carnevale. In effetti molti si coprono il volto con delle maschere che qui, dicono, sono tipiche, e che servono alle "persone per bene" per svagarsi in modi piu' o meno morali senza doversi preoccupare di chi le osserva. Sicuramente le tre divinita' che governano questo posto sono Sesso, Musica e Alcool.
Ovunque svendono birre e cocktail micidiali, ovunque sexy shop e spogliarelliste, ovunque live music e micro concertini improvvisati.
Uno di noi e' gia' stato qui e sa bene come muoversi. Grazie a lui (anzi LEI) ho visto il piu' bel concerto della mia GIOVANE vita (chi vuol capire capisca!).
Una piccola sala buia, tutta in legno, probabilmente rimasta immutata dagli anni venti ad oggi. E' come se una calotta di plexiglass fosse scesa su di noi e ci avesse portato fuori dalla confusione e ci avesse sbattuto indietro e avanti, e ancora indietro.
Jazz...
Jazz ovunque per mezz'ora. Si sentiva jazz, si toccava jazz, si annusava jazz. Io ero jazz.
Ogni parola che pronunciavo finiva per jazz, ogni mio suono si mischiava a quello della tromba o del clarinetto o del piano. La mia voce era anche quella di un negro che mi stava davanti e cantava un motivo dixie. Il mio sangue era divenuto nero.
Sono tornato alla vita con labbrone rosse su pelle nera, avevo il cuore che pulsava a tempo, avevo i piedi che giocavano col legno sotto ai piedi.
Sono uscito e mi sono rituffato nella bolgia.
Ragazze che mostravano le tette per una collanina di plastica, madri e figlie che si contendevano lo stesso amante, giovani ubriache portate a spalla dopo aver ballato seminude per ore rapite da qualche demone sul palco di qualche bar.
Ma io ero jazz...
La notte e' proseguita fino alle 3, ma alle 9 ero gia' in piedi.
Non ho resistito, ho dovuto fare colazione in un bistrot sul porto, in una magnifica giornata assolata. Ho comptrato un paio di cd, qualche souvenir e sono tornato in albergo.
All'una eravamo di nuovo in auto, sulla strada del ritorno.
A mezzanotte, dopo un paio di pieni, una pizza (Pizza Inn) e un Mc Flurry agli Oreo ero nel mio letto che canticchiavo motivetti.

When the Saints, go marching in....

P.S. Per quelli che pensano alle mie finanze pensando che sto solo spendendo soldi inutilmente: tranquilli! Tutto cio' e' costato mooooolto poco... molto in stile "studente" e poco in stile "miliardario", il piano e' stato piu' volte studiato affinche' fosse il piu' economico possibile, e, mi spiace per i molti che ci contavano, per colpa di questo, i "ricordini" sono stati ridotti all'osso.
Gioite della mia gioia, se veramente mi volete bene...
Chi vuol capire capisca.